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DI AREE PRO E WANNABE 2

Una splendida vignetta dal capolavoro “The Dreamer” di Will Eisner

Prometto che dopo questo post chiuderò definitivamente la mia polemica (del tutto personale e sterile me ne rendo conto) sull’Area pro di Lucca Comics and Games per favorire il contatto tra editori e aspiranti autori.

Finita la fiera, come al solito si fanno i bilanci. Si tratteggiano pro e contro. E soprattutto (in linea con i tempi) si snocciolano numeri a manetta su accessi, biglietti venduti, ecc. Non mi soffermerò sui numeri generali, ovvero sui 180 mila biglietti staccati e su come Lucca Comics sia una potenza inarrestabile nel magnifico mondo delle fiere di fumetto (in effetti lo è).

Vorrei invece soffermarmi su un altro dato, in linea piuttosto con gli interessi dei wannabe (aspiranti fumettisti) come me. Da una fonte che ignoravo prima d’ora, si legge che di quelle 180 mila persone almeno 1.500 erano aspiranti autori che hanno avuto accesso all’Area pro per mostrare i propri lavori agli editori presenti: “un’iniziativa originale di Lucca Comics and Games – commenta Giovanni Russo, responsabile area Comics – pensata allo scopo di fornire un duplice servizio: da una parte l’occasione per gli emergenti di mettersi in mostra, dall’altra la possibilità per il settore di reperire nuovi promettenti artisti”.

E qui parto con la polemica (lo ripeto, del tutto personale ed effettivamente sterile). Allora il dato interessante, che credo sia impossibile trovare e che però mi piacerebbe moltissimo avere per le mani, è la percentuale di quei 1.500 ragazzi e ragazze wannabe che ha effettivamente avuto un contatto utile e realmente proficuo per trovare un lavoro nell’universo-fumetto italiano. Ma poi, mi piacerebbe sapere anche quanto quegli editori ritenevano davvero così importante l’incontro con nuovi autori per dare loro lavoro vero nel medio-breve periodo.

In sostanza, e qui si spiega tutto il mio scetticismo nei confronti dell’Area pro di Lucca Comics, credo che l’unico a ritenere importante l’Area pro sia chi da Lucca Comics ci guadagna. L’Area pro in altre parole è una specie di calamita per un sacco di gente che paga il biglietto, nella maggior parte delle volte nemmeno per la fiera in sé, ma solo per passare ore e ore in Area pro ad aspettare editori scocciati e poco disponibili, troppo spesso disillusi e che sembrano chiedersi, quando ci vai a colloquio, “ma che cazzo ci faccio io qui che dovrei essere al mio stand a vendere fumetti (importati dall’estero)?”.

Facciamo due conti e poi chiudo. 1.500 wannabe, considerando accrediti vari ottenuti da amici o pass gratis di diverso tipo, saranno almeno 1.200 biglietti staccati. Considerando che difficilmente si va a Lucca Comics da soli, ma almeno con un amico/a ci si va, sono già 2.400 biglietti. Facciamo circa 3.000 perché magari qualcuno viene in gruppo con amici cosplayers. Considerando che questi 3.000 fanno un abbonamento di almeno 3 giorni (33 euro) si tratta di quasi 100 mila euro che diventano 120 mila per gli abbonamenti da 4 giorni (40 euro).

Ecco. Vorrei tanto che qualcuno smontasse il mio ragionamento dicendomi che in realtà l’Area pro di Lucca Comics and Games funziona per dare lavoro vero e veri contatti ai wannabe, così come so per esperienza che funzionano le Aree pro di altre fiere italiane. Ma per ora credo che l’unico funzionamento dell’Area pro di Lucca sia solo quello che serve a riempire le tasche di qualcuno e dare visibilità agli editori.

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DI AREE PRO E WANNABE

Quest’anno niente Lucca. Non sono riuscito a organizzarmi sia e soprattutto per cause inerenti la mia doppia identità, sia perché quest’anno ho preferito organizzarmi per il Festival di Angouleme di cui magari parlerò in seguito.

Però non ci andrò anche per un altro motivo: Lucca scondo me sta diventando poco significativa per gli aspiranti autori.

Senza dubbio Lucca Comics rappresenta un momento interessante e divertente dell’universo fumetto e sicuramente è diventato negli anni un evento che attrae un gran numero di appassionati tra stand-mercato, mostre (poche e mal curate a dirla tutta), manifestazioni, ecc. Inoltre Lucca è un punto di incontro anche per chi del fumetto già ci vive, per i professionisti veri (autori, ma soprattutto editori) che hanno in questo modo la possibilità di incontrarsi, fare alleanze profique, promuovere le nuove opere, ecc.

Lucca però secondo me non è più troppo proficua per chi vorrebbe o sta per diventare un professionista, motivo principale di interesse, quindi, per quelli come me. La famosa Area Pro (in cui ho passato molto, molto, molto del mio tempo aspettando spesso editori che poi nemmeno si presentavano) è un abbaglio. Sarò forse un po’ troppo lineare nei miei ragionamenti e spero che qualcuno mi possa smentire, ma è molto difficile trovare autori che grazie all’Area Pro di Lucca abbiano trovato lavoro o contatti (con editori) realmente proficui.

L’Area Pro per com’è considerata a Lucca è uno specchio deformante, un’ulteriore vetrina per gli editori che si rendono disponibili a visionare alcuni portfolio, senza però cercare realmente qualcuno da ingaggiare, senza un reale interesse negli autori, restituendo sempre giudizi vaghi, senza mai esporsi e spesso annoiando perchè “sei bravo, ma il fumetto qui è in crisi, perciò prova all’estero…”. Non dico queste cose per i no che ho ricevuto, sono consapevole che il mio stile non vada molto d’accordo con l’editor medio dell’Area Pro di Lucca. Dico queste cose perchè stando lì quasi ogni anno, da almeno 4 anni, per più di 12 ore al giorno per almeno tre giorni, l’aria che tira è questa. Lo senti nelle parole dei wannabe che sono lì con te e lo respiri quando vai a un colloquio con l’editor.

Non voglio sembrare supponente, non voglio che si pensi “chi cazzo ti credi di essere”. Ho rispetto per tutti  gli aspiranti che ci vanno (anche se gli editori che fanno portfolio review quest’anno non è che siano proprio il massimo, a parte Bao). Credo solo che Lucca (almeno nelle edizioni in cui io sono stato, quindi tutte tranne quella di quest’anno) stia diventando una specie di carrozzone pieno di effetti speciali, votato unicamente al consumismo, ai cosplayer, alle cazzatine, ecc.

Dovrebbe invece spingere mooooolto di più su quello che secondo me in una fiera di fumetti dovrebbe essere più importante di molti addobbi e festine varie: il contatto (interessato per entrambre le parti) tra editori e nuovi autori, motore di innovaizone e nuovo respiro nel mercato. Cioè, se nessun editore è veramente interessato a cercare nuovi autori, non è obbligatorio avere un’Area Pro in fiera. Rimane comunque una bella festa.

A questo proposito credo che in Italia ci siano manifestazioni più valide dal punto di vista professionale e che abbiano maggior peso per i wannabe come me. Manifestazioni con meno “festa”, ma con un’Area Pro in cui più di qualche mio “collega” ha trovato il trampolino di lancio (anche io l’avevo trovato, ma purtroppo la mia doppia identità mi ha fregato) e che ospitano editor realmente interessati a trovare nuove teste.

Quindi, ecco perchè quest’anno per me niente Lucca. Chi ci va mi faccia sapere com’è andata. Magari, se è andata bene, cambio idea e l’anno prossimo ci faccio un salto. 😉

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DOPPIO LAVORO, DOPPIA IDENTITÀ

Leggendo i post qui e la in questo blog mi sono reso conto che c’è molto di noioso, privato e forse anche patetico (come credo sarà questo articolo). Ma ho bisogno di scriverlo e quindi lo faccio 🙂

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Un Harvey Dent dalla serie animata di Batman. Design del mitico Bruce Timm

È una questione di osmosi o forse di empatia. I fumetti sono la mia vita e come la mia vita sono costretti a subire gli alti e bassi e spesso, controvoglia, a essere messi da parte. Affitto, lavoro, convivenza, guadagni assenti, molte volte mi hanno obbligato a fare delle scelte che mi hanno allontanato dai fumetti, talvolta anche inconsciamente. Però nonostante tutto, nonostante le difficoltà e anche ai tentativi di scelte drastiche, non ci posso fare niente, qualcosa ciclicamente si muove e mi riporta in campo.

Ho fatto molte cazzate di cui mi sono pentito, lasciato progetti che mi assicuravano una pubblicazione come Madadh (nello specifico il quarto volume) a cui sono particolarmente legato e che ho purtroppo dovuto interrompere in corsa a causa, appunto, di affitto e simili. Ho lasciato in sospeso contatti preziosi oltreoceano che chiunque avrebbe saputo sfruttare meglio (ma che per fortuna non ho perso). Insomma ultimamente i “bassi” hanno creato un po’ di problemi e mi hanno tenuto lontano dal fumetto facendomi anche smettere di crederci.

Però io sono un fumettista. Lo dico più a me stesso che ad altri perché più mi allontano e più mi convinco di non crederci, più mi manca. Insomma per l’ennesima volta che mi sono allontanato, questa è l’ennesima volta che dico “sono tornato”. Lo spirito ora però è diverso: prima cercavo di compiacere il mercato, la vendibilità delle mie pagine, adesso invece farò di tutto pur di “lottare” per una mia identità artistica, per compiacere me stesso, poi se a qualcuno piaccio (come è successo fino ad ora) allora le cose cominceranno a decollare definitivamente. Non significa essere il classico artista incompreso. Odio quel tipo di persone. Però non voglio essere sopraffatto dall’idea di dover essere come vogliono gli altri ma di sostenere la mia strada.

Per ora comunque sono costretto a gestire una situazione di doppia vita e di doppia identità. Di giorno in ufficio e di notte al tavolo da disegno. Alla fine non credo di essere l’unico e tutto sommato potrebbe essere una condizione che mi costringe a ottimizzare il tempo.

Per la serie guardiamo il lato positivo 🙂

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RIPENSAMENTI

Avendo ripreso la matita in mano ho deciso di essere molto più critico di un tempo con me stesso. Soprattutto per quanto riguarda i miei punti deboli.

Avevo finito le matite delle 5 tavole che stavo facendo per “allenamento”, ho inchiostrato la prima, iniziato la seconda… e poi le ho guardate bene: non era quello che volevo dopo aver ripreso a disegnare, non le vedevo di un livello nemmeno tendente al professionale. Erano il risultato di un approccio pressapochista. E non andavano per niente bene.

Allora ci ho ripensato e le sto rifacendo daccapo. Ovviamente puntando a superare alcuni miei limiti ci metterò più tempo, mi ci vorrà una maggior ostinazione e più forza d’animo. Ma per ora sono determinato e dopo un anno d’inattività voglio dei prodotti che possano farmi sentire soddisfatto e non pressapochista.

Quindi il mancato aggiornamento non è perchè ho smesso di nuovo. Tutt’altro. Sto lavorando più duro di prima per provarci meglio di prima.

P.S.: quindi le immagini dei due post precedenti non sono quelle delle tavole che poi pubblicherò qui, ma sono quelle “pressapochiste”.

COM’E’ ANDATA? DICIAMO CHE E’ ANDATA…

A Treviso diciamo che è andata. Lo stand c’era e non si sa come era sempre affollato… da distante sembrava che tutta la fiera fosse concentrata nell’angolo dove eravamo noi di Madadh, Luca Genovese di Self comics e i tipi di Becco Giallo. Inganni della prospettiva forse, ma sembrava proprio così.

Delle vendite non so nulla… era Tommaso a tenere il conto quindi non so in realtà com’è andata, ma il giro di gente c’era e in molti si fermavano per guardarci disegnare. Come a Mantova è una bella sensazione essere dall’altra parte dello stand, per quanto si tratti di una piccolissima realtà come quella del “progetto Madadh” (come ci chiamavano a TV), un piccolo passo l’ho fatto e adesso alle fiere ci vado dalla parte opposta di quando ci andavo da bambino e sognavo di essere lì a disegnare per il pubblico. Certo, lo ripeto, mi rendo conto di quanta strada c’è da fare e del fatto che forse potrei non arrviarci mai ad alti livelli, ma mi godo questi piccoli piccolissimi momenti.

Ma un’altra sensazione mi colpisce sempre alla fine di una fiera. Che sia Lucca, Mantova o Treviso, quindi di dimensioni, portata e visibilità totalmente differenti, è una sensazione di disagio comune a tutti gli ambienti fieristici del fumetto… un po’ di tristezza a vedere come il mondo sia sempre così piccolo e così fermo e alla fine non cresca di molto. Mi è stato detto per esempio che la fiera di Treviso di sedici anni fa era praticamente uguale a quella di oggi: location, dimensioni, ecc… e forse la presenza di un Cavazzano che disegna Paperi e Topi annunciato come Guest d’eccezione potrebbe confermare questa voce. Ora, io non so se sia vero e non mi interessa neppure, però la cosa che mi salta all’occhio è quel clima comune a tutte le fiere. Un clima che non saprei descrivere, ma che mi lascia sempre un po’ di delusione addosso. Magari piu avanti riuscirò a descriverlo questo clima, ma per ora è qualcosa che mi sta un po’ stretto e che credo che tutti gli “addetti ai lavori” più giovani sentano come me e che come me non sappiano descrivere…

A VOLTE RITORNANO

Lo so questo post spiazzerà qualcuno.

Premessa: dopo aver passato due settimane di disegno compulsivo, anarchico e per questo poco o nulla produttivo a livello di obiettivi, mi appresto a cominciare il mio famoso progetto (forse ne ho parlato tra le righe in qualche vecchio post). Ora sono in fase di difinire l’arco narrativo: mi sto scrivendo il soggetto insomma, a grandi linee. E poi si parte con la sceneggiatura e infine i disegni, almeno delle prime sei \ dieci tavole per offrire una proposta abbastanza concreta.

Perchè ho detto che questo post spiazzerà qualcuno? Beh perchè mi piace scrivere e l’idea di fare lo sceneggiatore di professione non l’ho mai abbandonata da quando (tre anni fa circa) mi sono cominciato ad avvicinare. Dal blog non sembrerebbe visto che fondamentalmente è una vetrina delle cose che faccio. Cose da disegnatore… Ma quando ho iniziato a (ri)pensare alla storia mi è tornata la voglia di scrivere e soprattutto il divertimento nel farlo.

Bene, voi direte, che cazzo ti passa per la testa deficiente indeciso cronico. Infatti se il fumetto è composto da due grossi passaggi creativi (sceneggiatura e disegno) io ho la sfortuna di essere innamorato di entrambi e di non poter scegliere dove andare. Si perchè io non so scegliere, ma sono una persona che ha bisogno di fare delle scelte (facile no?). Molti mi dicono che questa non è una sfortuna: “Sai scrivere, sai disegnare… che problemi ci sono, ti scrivi e ti disegni…” Si ok, ma dove potrò mai andare come autore completo qui in Italia?

Forse mi pongo troppi problemi. Due i più grossi: 1) la cosa che più mi blocca nel prendere la strada da sceneggiatore è la poca valenza che la sceneggiatura prende nel mondo del fumetto. Disegno disegno e disegno… certi neanche si immaginano che esista un passaggio di sceneggiatura. Quando supererò questo immaturo blocco mentale, il blocco del non vedere la propria cosa finita (perchè la sceneggiatura è solo un passaggio in effetti) allora potrò pensare di propormi solo come sceneggiatore. 2) L’altro blocco è un problema mooooolto più profondo: disegno da quando avevo 7 o 8 anni (ho avuto un periodo di stop nell’adolescenza dai 15 ai 18/19 anni, strano vero?) . Abbandonare il disegno sarebbe un delitto nei confronti della mia identità storica e personale. Non solo, ma quando so cosa voglio disgnare la voglia e il divertimento mi viene. Certo faccio difficoltà ad immaginarmi come un disegnatore puro: devo disegnare SEMPRE in funzione di una storia, se no niente. Non mi viene.

Il problema nasce proprio qui. Fare o no l’autore completo è proporzionale a fare o no la fame per chi vuol fare tutto questo di professione. Sono convinto che per viverci bisogna riuscire a inserirsi in un circuito seriale o simile. Sia chiaro non mi farebbe schifo per niente trovarmi come sceneggiatore o disegnatore per qualche fumetto seriale, in uno studio o qualcos’altro del genere, ma c’è da fare i conti con la soddisfazione personale.

In tutto questo mi piacerebbe davvero sapere le impressioni di chi passa di qui. Per capire quanto e se il mio cervello è malato o se effettivamente la situazione è come la leggo io.

Beh è meglio che la smetto di sproloquiare, sto facendo solo brutta figura con i pochi che seguono questo blog mettendo a nudo le mie insicurezze. Ma ormai la frittata è fatta. Avevo bisogno di farla evidentemente.

Aspetto i vostri commenti. Almeno quelli dei (pochi) soliti.

NON CAPISCO IL PERCHE’

Domani mattina si parte per Lucca. La prima Lucca come autore. Dovrei essere felice. Contento. Emozionato… e lo sono. Ma se dovessi dirlo in percentuale lo sono al 10 o 20 per cento. Il restante 80 o 90 ho una strana sensazione mista tra il senso di colpa e il pesimismo.

Mi sento in un certo senso in colpa. Non mi sento all’altezza, mi pare di non meritare quello che ho raggiunto perchè c’è moltissima gente più brava di me e i miei disegni forse non sono proprio il massimo. Insoddisfazione del wannabe.

Poi mi sento pessimista, nel senso che ho paura che sia inadeguata l’emozione (a tratti forte lo ammetto) che provo per essere a Lucca come autore di un fumetto di basso profilo per una casa editrice tutto sommato di media levatura e mi pare di essere solo un bamboccio che sogna se mi emoziono a essere dietro allo stand. Intendiamoci io lo sarei emozionato al 100%, cammino a dieci centimetri da terra perchè i miei disegni sono pubblicati in tutta Italia e perchè sono a Lucca come autore, ma ho quasi paura a farlo perchè magari sono io a essere troppo ottimista per la mia situazione.

Boh mi chiedo quando mai finirò di essere così insicuro di me stesso.

Ci si rivede domenica 4.

… E BUON LAVORO!

Lavoro è lavoro. Quando arriva bisogna accontentarsi di quello che c’è. Noi giovani. Mai rifiutare, neanche fosse da tirar su un palazzo. Sarebbe più facile forse, tirare su un palazzo dico, che fare quello che devo fare, almeno per me.

La rivista è MONDO ERRE. La rubrica si chiama Buon Notizia. Il cliente sono i Salesiani (cattolici, preti, non saprei dirvi altro. Non sono molto ferrato nella “dottrina”. Anzi per niente). Il target sono ragazzini; età: scuole medie. No cazzo non fa per me. Non riesco a cavarci un ragno dal fottuto buco. Tutto questo perbenismo, tutto questo “volemosebbene”, tutto questo politically correct e morally correct aggiungerei io, mi nausea. A me che piace scrivere (quelle poche volte che ci riesco) di personaggi stronzi, incasinati, nevrotici, altamente politically uncorrect come tutti siamo almeno un po’, mi tocca affrontare ‘sta roba. Si mi espongo, anche se magari può dar fastidio a qualcuno, a chi magari mi conosce e casualmente passa di qua. A chi magari è coinvolto in questa cosa e gli/le capita di passare per FORTEECHIARO. Me ne dispiace, ma è così. Qui dico quello che ho voglia di dire. E adesso, con un foglio word bianco che piu bianco non si può, che mi frigge davanti agli occhi, ho voglia di dire che non fa per me.

Purtroppo però c’è la questione Euro. C’è la questione esperienza. C’è la questione team di sviluppo. Ho più volte chiesto: “sicuri che ci sia bisogno della mia sceneggiatura per sta roba?” e mi hanno più volte risposto: “assolutamente si!”

Cazzo.

Quindi non posso lasciare. No. Perchè un po’ di soldi in tasca (sempre che la cosa venga “promossa”) fanno sempre comodo (così come non ci sono più le mezze stagioni). Perchè lavorare su qualcosa di ostico e di mensile mi permette di mettermi alla prova, di fare esperienza. E perchè non posso lasciare in braghe di tela chi crede che il mio contributo sia essenziale.

In poche parole DEVO farlo… e buon lavoro! 

ACCIDIA

Ora che sono in stand by, finito MADADH, mi piacerebbe cominciare qualcosa delle mille cose che ho nella testa. Ma non riesco a farlo. Vorrei iniziare a schizzare o scrivere delle idee su un mio nuovo progetto, ma non so da che parte cominciare. Vorrei scrivere alcune pagine di uno pseudo-romanzo di fantascienza che sto provando a scrivere (più per divertimento che per reali “intenzioni editoriali”). Dovrei scrivere i profili dei personaggi di un lavoretto che mi è capitato tra lemani. Un lavoro infame della quale difficoltà di lavorazione per me magari parlerò in un post distinto, ma un lavoretto che può portare qualche euro e un po’ di esperienza.

Credo che tutto si possa riassumere in un’unica parola: accidia.

Accendo il mio Vaio con le mani che friggono pronte a tirare giù il mondo sul foglio elettronico di word, ma poi mi ritrovo a cazzeggiare sul web per una botta di tempo. O a scrivere su questo blog. Forse ho fatto male a cominciarlo. Sta diventando una macchina succhiatempo.

Per i pochi (molto pochi) che passano di qua: consigli per superare questa impasse, per piacere.

“SPINGA SIGNORA, SPINGA FORTE!”

Spedizione effettuata, questa mattina. E’ stato un parto. Si, e uno di quelli dolorosi anche. Non la spedizione in se, ma tutto quello che l’ha preceduta.

Appuntamento alle sei di ieri sera per ritirare la chiavetta USB con le scansioni fatte dai “signori della copisteria”. Giretto con la morosa e poi a casa per gustarsi le scansioni in scala di grigio a 300 dpi fatte da professionisti, con mezzi da professionisti.

Inserisco la chiavetta nella porta USB e con una certa soddisfazione sfoglio le scansioni nel visualizzatore di Windows. Sembra tutto ok. Allora provo una mega zoomata per valutare la bontà della risoluzione. Rotellina del mouse tutta su. BOOM! Una marea di pixel innonda il monitor per comporre e riprodurre i segni dell’inchiostro e le campiture di nero. “Porca puttana sono Bitmap!” Altro che scala di grigio. I professionisti, i “signori della copisteria” hanno cannato di brutto e io ero nella merda. 

Mi dimenavo virtualmente per le immagini dentro al monitor per cercare di fare qualcosa. Provo ad aprirle in Photoshop per cercare una soluzione e succede il finimondo. Un adattamento di qualche cazzo che ne so io dei pixel e l’immagine diventa stretta e alta, uno schifo. Addio cervello: la vista mi si annebbia e la rabba comincia a salire. Preso dal panico chiedo prezioso consulto via MSN al mio amico Max (paziente come un santo) e mi conferma che quelle non sono in Scala di grigio. Consiglio del saggio Max: vai in copisteria e fagli il culo. Questo è quello che ha interpretato il mio cervello incazzato, in realtà lui è stato molto più razionale e pacato di così.

Senza altro da fare mi rassegno alla mattinata successiva riordinando le idee su cosa dire ai “signori della copisteria” senza mangiarmeli vivi per avermi fatto posticipare di un giorno la spedizione che avevo fissato per oggi. Nello smanettare senza obiettivo, sperando in una misericordiosa mano dall’alto che trasformasse le immagini in scala di grigio, vedo un file .pdf colorare di rosso e bianco, il bianco del monitor a fianco dell’icona giallina della cartella con le immagini schifose. Nel .pdf c’erano tutte le immagini. In alta risoluzione. In scala di grigio. Apro il .pdf in Photoshop che mi permette di separare le immagini e di risalvarle in .tiff, in scala di grigio, a 300 dpi. Salvo. Ero salvo.

Questa mattina ho fatto il CD di MADADH con tutte le mie tavole dentro. Imbustato e spedito. Ora, visti i precedenti, c’è da sperare che arrivi e che quando arrivi sia tutto a posto… Uff.