Archivio mensile:ottobre 2012

DI AREE PRO E WANNABE

Quest’anno niente Lucca. Non sono riuscito a organizzarmi sia e soprattutto per cause inerenti la mia doppia identità, sia perché quest’anno ho preferito organizzarmi per il Festival di Angouleme di cui magari parlerò in seguito.

Però non ci andrò anche per un altro motivo: Lucca scondo me sta diventando poco significativa per gli aspiranti autori.

Senza dubbio Lucca Comics rappresenta un momento interessante e divertente dell’universo fumetto e sicuramente è diventato negli anni un evento che attrae un gran numero di appassionati tra stand-mercato, mostre (poche e mal curate a dirla tutta), manifestazioni, ecc. Inoltre Lucca è un punto di incontro anche per chi del fumetto già ci vive, per i professionisti veri (autori, ma soprattutto editori) che hanno in questo modo la possibilità di incontrarsi, fare alleanze profique, promuovere le nuove opere, ecc.

Lucca però secondo me non è più troppo proficua per chi vorrebbe o sta per diventare un professionista, motivo principale di interesse, quindi, per quelli come me. La famosa Area Pro (in cui ho passato molto, molto, molto del mio tempo aspettando spesso editori che poi nemmeno si presentavano) è un abbaglio. Sarò forse un po’ troppo lineare nei miei ragionamenti e spero che qualcuno mi possa smentire, ma è molto difficile trovare autori che grazie all’Area Pro di Lucca abbiano trovato lavoro o contatti (con editori) realmente proficui.

L’Area Pro per com’è considerata a Lucca è uno specchio deformante, un’ulteriore vetrina per gli editori che si rendono disponibili a visionare alcuni portfolio, senza però cercare realmente qualcuno da ingaggiare, senza un reale interesse negli autori, restituendo sempre giudizi vaghi, senza mai esporsi e spesso annoiando perchè “sei bravo, ma il fumetto qui è in crisi, perciò prova all’estero…”. Non dico queste cose per i no che ho ricevuto, sono consapevole che il mio stile non vada molto d’accordo con l’editor medio dell’Area Pro di Lucca. Dico queste cose perchè stando lì quasi ogni anno, da almeno 4 anni, per più di 12 ore al giorno per almeno tre giorni, l’aria che tira è questa. Lo senti nelle parole dei wannabe che sono lì con te e lo respiri quando vai a un colloquio con l’editor.

Non voglio sembrare supponente, non voglio che si pensi “chi cazzo ti credi di essere”. Ho rispetto per tutti  gli aspiranti che ci vanno (anche se gli editori che fanno portfolio review quest’anno non è che siano proprio il massimo, a parte Bao). Credo solo che Lucca (almeno nelle edizioni in cui io sono stato, quindi tutte tranne quella di quest’anno) stia diventando una specie di carrozzone pieno di effetti speciali, votato unicamente al consumismo, ai cosplayer, alle cazzatine, ecc.

Dovrebbe invece spingere mooooolto di più su quello che secondo me in una fiera di fumetti dovrebbe essere più importante di molti addobbi e festine varie: il contatto (interessato per entrambre le parti) tra editori e nuovi autori, motore di innovaizone e nuovo respiro nel mercato. Cioè, se nessun editore è veramente interessato a cercare nuovi autori, non è obbligatorio avere un’Area Pro in fiera. Rimane comunque una bella festa.

A questo proposito credo che in Italia ci siano manifestazioni più valide dal punto di vista professionale e che abbiano maggior peso per i wannabe come me. Manifestazioni con meno “festa”, ma con un’Area Pro in cui più di qualche mio “collega” ha trovato il trampolino di lancio (anche io l’avevo trovato, ma purtroppo la mia doppia identità mi ha fregato) e che ospitano editor realmente interessati a trovare nuove teste.

Quindi, ecco perchè quest’anno per me niente Lucca. Chi ci va mi faccia sapere com’è andata. Magari, se è andata bene, cambio idea e l’anno prossimo ci faccio un salto. 😉

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DOPPIO LAVORO, DOPPIA IDENTITÀ

Leggendo i post qui e la in questo blog mi sono reso conto che c’è molto di noioso, privato e forse anche patetico (come credo sarà questo articolo). Ma ho bisogno di scriverlo e quindi lo faccio 🙂

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Un Harvey Dent dalla serie animata di Batman. Design del mitico Bruce Timm

È una questione di osmosi o forse di empatia. I fumetti sono la mia vita e come la mia vita sono costretti a subire gli alti e bassi e spesso, controvoglia, a essere messi da parte. Affitto, lavoro, convivenza, guadagni assenti, molte volte mi hanno obbligato a fare delle scelte che mi hanno allontanato dai fumetti, talvolta anche inconsciamente. Però nonostante tutto, nonostante le difficoltà e anche ai tentativi di scelte drastiche, non ci posso fare niente, qualcosa ciclicamente si muove e mi riporta in campo.

Ho fatto molte cazzate di cui mi sono pentito, lasciato progetti che mi assicuravano una pubblicazione come Madadh (nello specifico il quarto volume) a cui sono particolarmente legato e che ho purtroppo dovuto interrompere in corsa a causa, appunto, di affitto e simili. Ho lasciato in sospeso contatti preziosi oltreoceano che chiunque avrebbe saputo sfruttare meglio (ma che per fortuna non ho perso). Insomma ultimamente i “bassi” hanno creato un po’ di problemi e mi hanno tenuto lontano dal fumetto facendomi anche smettere di crederci.

Però io sono un fumettista. Lo dico più a me stesso che ad altri perché più mi allontano e più mi convinco di non crederci, più mi manca. Insomma per l’ennesima volta che mi sono allontanato, questa è l’ennesima volta che dico “sono tornato”. Lo spirito ora però è diverso: prima cercavo di compiacere il mercato, la vendibilità delle mie pagine, adesso invece farò di tutto pur di “lottare” per una mia identità artistica, per compiacere me stesso, poi se a qualcuno piaccio (come è successo fino ad ora) allora le cose cominceranno a decollare definitivamente. Non significa essere il classico artista incompreso. Odio quel tipo di persone. Però non voglio essere sopraffatto dall’idea di dover essere come vogliono gli altri ma di sostenere la mia strada.

Per ora comunque sono costretto a gestire una situazione di doppia vita e di doppia identità. Di giorno in ufficio e di notte al tavolo da disegno. Alla fine non credo di essere l’unico e tutto sommato potrebbe essere una condizione che mi costringe a ottimizzare il tempo.

Per la serie guardiamo il lato positivo 🙂

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