Archivio mensile:settembre 2007

… E BUON LAVORO!

Lavoro è lavoro. Quando arriva bisogna accontentarsi di quello che c’è. Noi giovani. Mai rifiutare, neanche fosse da tirar su un palazzo. Sarebbe più facile forse, tirare su un palazzo dico, che fare quello che devo fare, almeno per me.

La rivista è MONDO ERRE. La rubrica si chiama Buon Notizia. Il cliente sono i Salesiani (cattolici, preti, non saprei dirvi altro. Non sono molto ferrato nella “dottrina”. Anzi per niente). Il target sono ragazzini; età: scuole medie. No cazzo non fa per me. Non riesco a cavarci un ragno dal fottuto buco. Tutto questo perbenismo, tutto questo “volemosebbene”, tutto questo politically correct e morally correct aggiungerei io, mi nausea. A me che piace scrivere (quelle poche volte che ci riesco) di personaggi stronzi, incasinati, nevrotici, altamente politically uncorrect come tutti siamo almeno un po’, mi tocca affrontare ‘sta roba. Si mi espongo, anche se magari può dar fastidio a qualcuno, a chi magari mi conosce e casualmente passa di qua. A chi magari è coinvolto in questa cosa e gli/le capita di passare per FORTEECHIARO. Me ne dispiace, ma è così. Qui dico quello che ho voglia di dire. E adesso, con un foglio word bianco che piu bianco non si può, che mi frigge davanti agli occhi, ho voglia di dire che non fa per me.

Purtroppo però c’è la questione Euro. C’è la questione esperienza. C’è la questione team di sviluppo. Ho più volte chiesto: “sicuri che ci sia bisogno della mia sceneggiatura per sta roba?” e mi hanno più volte risposto: “assolutamente si!”

Cazzo.

Quindi non posso lasciare. No. Perchè un po’ di soldi in tasca (sempre che la cosa venga “promossa”) fanno sempre comodo (così come non ci sono più le mezze stagioni). Perchè lavorare su qualcosa di ostico e di mensile mi permette di mettermi alla prova, di fare esperienza. E perchè non posso lasciare in braghe di tela chi crede che il mio contributo sia essenziale.

In poche parole DEVO farlo… e buon lavoro! 

ACCIDIA

Ora che sono in stand by, finito MADADH, mi piacerebbe cominciare qualcosa delle mille cose che ho nella testa. Ma non riesco a farlo. Vorrei iniziare a schizzare o scrivere delle idee su un mio nuovo progetto, ma non so da che parte cominciare. Vorrei scrivere alcune pagine di uno pseudo-romanzo di fantascienza che sto provando a scrivere (più per divertimento che per reali “intenzioni editoriali”). Dovrei scrivere i profili dei personaggi di un lavoretto che mi è capitato tra lemani. Un lavoro infame della quale difficoltà di lavorazione per me magari parlerò in un post distinto, ma un lavoretto che può portare qualche euro e un po’ di esperienza.

Credo che tutto si possa riassumere in un’unica parola: accidia.

Accendo il mio Vaio con le mani che friggono pronte a tirare giù il mondo sul foglio elettronico di word, ma poi mi ritrovo a cazzeggiare sul web per una botta di tempo. O a scrivere su questo blog. Forse ho fatto male a cominciarlo. Sta diventando una macchina succhiatempo.

Per i pochi (molto pochi) che passano di qua: consigli per superare questa impasse, per piacere.

WORKINPROGRESS (che va tanto di moda;-) 2

Ora che la frenesia della spedizione è passata e attendo notizie sulla sorte del pacco, metto l’inchiostrazione di quelle matite di un paio di post fa.

dettaglio_ink_2.jpg

Credo che la direzione che prenderò in futuro sarà questa, perfezionandomi sempre di più in direzione di questo stile.

Ah, qui di seguito metto anche la tavola da cui è tratto il dettaglio:

tavola_14a.jpg

Bene chiudo. E’ tutto.

“SPINGA SIGNORA, SPINGA FORTE!”

Spedizione effettuata, questa mattina. E’ stato un parto. Si, e uno di quelli dolorosi anche. Non la spedizione in se, ma tutto quello che l’ha preceduta.

Appuntamento alle sei di ieri sera per ritirare la chiavetta USB con le scansioni fatte dai “signori della copisteria”. Giretto con la morosa e poi a casa per gustarsi le scansioni in scala di grigio a 300 dpi fatte da professionisti, con mezzi da professionisti.

Inserisco la chiavetta nella porta USB e con una certa soddisfazione sfoglio le scansioni nel visualizzatore di Windows. Sembra tutto ok. Allora provo una mega zoomata per valutare la bontà della risoluzione. Rotellina del mouse tutta su. BOOM! Una marea di pixel innonda il monitor per comporre e riprodurre i segni dell’inchiostro e le campiture di nero. “Porca puttana sono Bitmap!” Altro che scala di grigio. I professionisti, i “signori della copisteria” hanno cannato di brutto e io ero nella merda. 

Mi dimenavo virtualmente per le immagini dentro al monitor per cercare di fare qualcosa. Provo ad aprirle in Photoshop per cercare una soluzione e succede il finimondo. Un adattamento di qualche cazzo che ne so io dei pixel e l’immagine diventa stretta e alta, uno schifo. Addio cervello: la vista mi si annebbia e la rabba comincia a salire. Preso dal panico chiedo prezioso consulto via MSN al mio amico Max (paziente come un santo) e mi conferma che quelle non sono in Scala di grigio. Consiglio del saggio Max: vai in copisteria e fagli il culo. Questo è quello che ha interpretato il mio cervello incazzato, in realtà lui è stato molto più razionale e pacato di così.

Senza altro da fare mi rassegno alla mattinata successiva riordinando le idee su cosa dire ai “signori della copisteria” senza mangiarmeli vivi per avermi fatto posticipare di un giorno la spedizione che avevo fissato per oggi. Nello smanettare senza obiettivo, sperando in una misericordiosa mano dall’alto che trasformasse le immagini in scala di grigio, vedo un file .pdf colorare di rosso e bianco, il bianco del monitor a fianco dell’icona giallina della cartella con le immagini schifose. Nel .pdf c’erano tutte le immagini. In alta risoluzione. In scala di grigio. Apro il .pdf in Photoshop che mi permette di separare le immagini e di risalvarle in .tiff, in scala di grigio, a 300 dpi. Salvo. Ero salvo.

Questa mattina ho fatto il CD di MADADH con tutte le mie tavole dentro. Imbustato e spedito. Ora, visti i precedenti, c’è da sperare che arrivi e che quando arrivi sia tutto a posto… Uff. 

PRENDI LA TUA ROBA E CAMMINA

 

Tavole completate. Finish. End. FINE. Il pacchettino delle 22 è ora completo e si alza di un paio di centimetri dal tavolo. Soddisfazione. E’ stato come qualcosa di vivo, vederlo crescere, giorno dopo giorno. Da questa mattina l’ho lasciato da solo nelle mani dei “signori della copisteria” per le scansioni definitive in alta risoluzione. Tra poco andrò a ritirarlo. Non è la prima volta che porto delle tavole a scansionare, ma questa volta tutta la faccenda prende un significato diverso. Questa sera trasferirò i file in un cd e spedirò tutto domani mattina al mio sceneggiatore-editore.

E’ davvero concluso, si è chiusa un’epoca insieme a questo episodio di Madadh, un’epoca durata un anno, a rilento essendosi accavallato con la mia laurea. Si accumulavano piano piano, una sopra l’altra. Finalmente le mie tavole, da domani per la prima volta (per qualcosa di serio), prenderanno la loro strada, cammineranno da sole portando in giro un pezzettino di me.

Troppo romantico? Chissenefrega, è così.

WORKINPROGRESS (che va tanto di moda;-)

Le mie matite sono un po’ stitiche. Non le amo molto. Quando disegno a matita penso sempre finalizzato all’inchiostrazione, credo che sia un limite da una parte, ma un bene da un’altra. Nel senso che se da un lato questa prima fase della bozza è poco soddisfacente a volte, perchè poco corposa e poco “viva”, dall’altro mi permette di essere piu rapido e di ottenere un risultato migliore su quella che sarà poi ciò che si vedrà “per sempre”: l’inchiostro.

Ecco di seguito un frammento di una tavola sempre di MADADH questa volta a matita. A breve vedremo come, e se, il disegno prenderà vita dopo l’inchiostrazione… mah.

dettaglio.jpg

 

TUTTI AI POSTI DI COMBATTIMENTO

Foto_1  Foto_2

Ecco la mia postazione/tavolo da disegno.

Vederla così, in foto, è meno angosciante di quello che è. Addossata al muro, una specie di cubicolo da punizione scolastica anteguerra: “Tu! Vai nell’angolo, in punizione!” Mi piacerebbe avere un bel finestrone luminoso davanti mentre disegno, ma per ora va così (forse il finestrone sarà possibile quando avrò una casa mia, se mai sarà possibile avere una casa mia… oddio).

Ho anche un tavolo inclinato, costruito artigianalmente, ma al momento della foto non era messo su (lo uso generalmente per le matite).

Chiudo qui.

GOD BLESS AMERICA

Andrew Mayer, uno studente di una scuola americana (in Massachusetts credo) decide di fare due domande al concorrente democratico di Bush, Kerry in visita in aula magna. Una delle due faceva riferimento alla presunta appartenenza del senatore a una società segreta, gli Skull & Bones. Nemmeno il tempo di finire la parola “(secret) society” che i poliziotti gli sono già addosso a stordirlo a colpi di teaser per placare la resistenza all'(ingiustificato) arresto.

God bless America, e per fortuna che Kerry è un democratico.

ANSIA DA PRESTAZIONE

La prima pubblicazione. Quello che succederà a novembre a Lucca con MADADH sarà la mia prima pubblicazione e la mia prima partecipazione alla fiera “dall’altra parte dello stand”. E’ emozionante? Si, direi di si, credo che a 24 anni sia un buon risultato. Ma la mia fottuta insicurezza mi porta da un’altra parte. Mi guardo indietro, le tavole che ho fatto, e vorrei rifarle meglio. Meglio per me, perchè alla fine piacciono sia all’editore che allo sceneggiatore, quindi meglio di così. Ma in realtà dentro mi sento come se non meritassi il posto in quell’albo e quindi mi sale una grossa ansia da prestazione. Paura per le critiche degli eventuali lettori. Mi metto al tavolo e non combino un cazzo per ore, convinto che tanto quello che farò non sarà adeguato.

Per esorcizzare pubblico qui di seguito un paio di tavole. Chissà che vedendole in un posto diverso dal tavolo da disegno (prima che vengano stampate nel 17×24) non prendano una loro vita e mi dicano di stare tranquillo. Non la sto vivendo come dovrei.

TAVOLA_3  TAVOLA_20

Lì, DOVE GUARDA IL GABBIANO

Uscendo dalla darsena, costeggiando cautamente le bricole, i gabbiani ti osservano appollaiati all’apice, dove i tre (o quattro) pali di legno si incontrano. Distolgono lo sguardo dall’orizzonte solo per qualche secondo controllando il tuo passaggio dall’alto della loro postazione. Ogni bricola un gabbiano. Ogni gabbiano perfettamente parallelo a quello successivo sull’altra bricola. Curioso. Ho osservato questa cosa buffa  per tutta l’estate con un sorriso leggero stampato sulle labbra. Mentre gli uccelli si sfregano il becco tra le piume, sonnecchiano appollaiati o si rizzano in piedi per stirare le ali, sono tutti orientati verso la stessa direzione. Sembrano quasi dei lampioni bianchi su una strada: tutti uguali, tutti che illuminano lo stesso punto ogni quindici metri circa. Poi sabato scorso ho iniziato a vedere la laguna da un’altro punto di vista, da una barca a vela. A bordo di una barca a vela l’importanza della natura, dei suoni, delle sensazioni che ti stanno intorno prende tutto un altro valore. Anche i gabbiani e la loro posizione. I gabbiani sono predatori. Fiutano l’aria, e per farlo si posizionano controvento. Tutti. Anche quelli che dormono. Il vento, che è la vita se sei a vela, viene proprio da dove guarda il gabbiano. Se sei a caccia del vento, lì, dove guarda il gabbiano, troverai quello che stai cercando.