COM’E’ ANDATA? DICIAMO CHE E’ ANDATA…

2 Ottobre 2008

A Treviso diciamo che è andata. Lo stand c’era e non si sa come era sempre affollato… da distante sembrava che tutta la fiera fosse concentrata nell’angolo dove eravamo noi di Madadh, Luca Genovese di Self comics e i tipi di Becco Giallo. Inganni della prospettiva forse, ma sembrava proprio così.

Delle vendite non so nulla… era Tommaso a tenere il conto quindi non so in realtà com’è andata, ma il giro di gente c’era e in molti si fermavano per guardarci disegnare. Come a Mantova è una bella sensazione essere dall’altra parte dello stand, per quanto si tratti di una piccolissima realtà come quella del “progetto Madadh” (come ci chiamavano a TV), un piccolo passo l’ho fatto e adesso alle fiere ci vado dalla parte opposta di quando ci andavo da bambino e sognavo di essere lì a disegnare per il pubblico. Certo, lo ripeto, mi rendo conto di quanta strada c’è da fare e del fatto che forse potrei non arrviarci mai ad alti livelli, ma mi godo questi piccoli piccolissimi momenti.

Ma un’altra sensazione mi colpisce sempre alla fine di una fiera. Che sia Lucca, Mantova o Treviso, quindi di dimensioni, portata e visibilità totalmente differenti, è una sensazione di disagio comune a tutti gli ambienti fieristici del fumetto… un po’ di tristezza a vedere come il mondo sia sempre così piccolo e così fermo e alla fine non cresca di molto. Mi è stato detto per esempio che la fiera di Treviso di sedici anni fa era praticamente uguale a quella di oggi: location, dimensioni, ecc… e forse la presenza di un Cavazzano che disegna Paperi e Topi annunciato come Guest d’eccezione potrebbe confermare questa voce. Ora, io non so se sia vero e non mi interessa neppure, però la cosa che mi salta all’occhio è quel clima comune a tutte le fiere. Un clima che non saprei descrivere, ma che mi lascia sempre un po’ di delusione addosso. Magari piu avanti riuscirò a descriverlo questo clima, ma per ora è qualcosa che mi sta un po’ stretto e che credo che tutti gli “addetti ai lavori” più giovani sentano come me e che come me non sappiano descrivere…


A VOLTE RITORNANO

20 Novembre 2007

Lo so questo post spiazzerà qualcuno.

Premessa: dopo aver passato due settimane di disegno compulsivo, anarchico e per questo poco o nulla produttivo a livello di obiettivi, mi appresto a cominciare il mio famoso progetto (forse ne ho parlato tra le righe in qualche vecchio post). Ora sono in fase di difinire l’arco narrativo: mi sto scrivendo il soggetto insomma, a grandi linee. E poi si parte con la sceneggiatura e infine i disegni, almeno delle prime sei \ dieci tavole per offrire una proposta abbastanza concreta.

Perchè ho detto che questo post spiazzerà qualcuno? Beh perchè mi piace scrivere e l’idea di fare lo sceneggiatore di professione non l’ho mai abbandonata da quando (tre anni fa circa) mi sono cominciato ad avvicinare. Dal blog non sembrerebbe visto che fondamentalmente è una vetrina delle cose che faccio. Cose da disegnatore… Ma quando ho iniziato a (ri)pensare alla storia mi è tornata la voglia di scrivere e soprattutto il divertimento nel farlo.

Bene, voi direte, che cazzo ti passa per la testa deficiente indeciso cronico. Infatti se il fumetto è composto da due grossi passaggi creativi (sceneggiatura e disegno) io ho la sfortuna di essere innamorato di entrambi e di non poter scegliere dove andare. Si perchè io non so scegliere, ma sono una persona che ha bisogno di fare delle scelte (facile no?). Molti mi dicono che questa non è una sfortuna: “Sai scrivere, sai disegnare… che problemi ci sono, ti scrivi e ti disegni…” Si ok, ma dove potrò mai andare come autore completo qui in Italia?

Forse mi pongo troppi problemi. Due i più grossi: 1) la cosa che più mi blocca nel prendere la strada da sceneggiatore è la poca valenza che la sceneggiatura prende nel mondo del fumetto. Disegno disegno e disegno… certi neanche si immaginano che esista un passaggio di sceneggiatura. Quando supererò questo immaturo blocco mentale, il blocco del non vedere la propria cosa finita (perchè la sceneggiatura è solo un passaggio in effetti) allora potrò pensare di propormi solo come sceneggiatore. 2) L’altro blocco è un problema mooooolto più profondo: disegno da quando avevo 7 o 8 anni (ho avuto un periodo di stop nell’adolescenza dai 15 ai 18/19 anni, strano vero?) . Abbandonare il disegno sarebbe un delitto nei confronti della mia identità storica e personale. Non solo, ma quando so cosa voglio disgnare la voglia e il divertimento mi viene. Certo faccio difficoltà ad immaginarmi come un disegnatore puro: devo disegnare SEMPRE in funzione di una storia, se no niente. Non mi viene.

Il problema nasce proprio qui. Fare o no l’autore completo è proporzionale a fare o no la fame per chi vuol fare tutto questo di professione. Sono convinto che per viverci bisogna riuscire a inserirsi in un circuito seriale o simile. Sia chiaro non mi farebbe schifo per niente trovarmi come sceneggiatore o disegnatore per qualche fumetto seriale, in uno studio o qualcos’altro del genere, ma c’è da fare i conti con la soddisfazione personale.

In tutto questo mi piacerebbe davvero sapere le impressioni di chi passa di qui. Per capire quanto e se il mio cervello è malato o se effettivamente la situazione è come la leggo io.

Beh è meglio che la smetto di sproloquiare, sto facendo solo brutta figura con i pochi che seguono questo blog mettendo a nudo le mie insicurezze. Ma ormai la frittata è fatta. Avevo bisogno di farla evidentemente.

Aspetto i vostri commenti. Almeno quelli dei (pochi) soliti.


NON CAPISCO IL PERCHE’

31 Ottobre 2007

Domani mattina si parte per Lucca. La prima Lucca come autore. Dovrei essere felice. Contento. Emozionato… e lo sono. Ma se dovessi dirlo in percentuale lo sono al 10 o 20 per cento. Il restante 80 o 90 ho una strana sensazione mista tra il senso di colpa e il pesimismo.

Mi sento in un certo senso in colpa. Non mi sento all’altezza, mi pare di non meritare quello che ho raggiunto perchè c’è moltissima gente più brava di me e i miei disegni forse non sono proprio il massimo. Insoddisfazione del wannabe.

Poi mi sento pessimista, nel senso che ho paura che sia inadeguata l’emozione (a tratti forte lo ammetto) che provo per essere a Lucca come autore di un fumetto di basso profilo per una casa editrice tutto sommato di media levatura e mi pare di essere solo un bamboccio che sogna se mi emoziono a essere dietro allo stand. Intendiamoci io lo sarei emozionato al 100%, cammino a dieci centimetri da terra perchè i miei disegni sono pubblicati in tutta Italia e perchè sono a Lucca come autore, ma ho quasi paura a farlo perchè magari sono io a essere troppo ottimista per la mia situazione.

Boh mi chiedo quando mai finirò di essere così insicuro di me stesso.

Ci si rivede domenica 4.


… E BUON LAVORO!

28 Settembre 2007

Lavoro è lavoro. Quando arriva bisogna accontentarsi di quello che c’è. Noi giovani. Mai rifiutare, neanche fosse da tirar su un palazzo. Sarebbe più facile forse, tirare su un palazzo dico, che fare quello che devo fare, almeno per me.

La rivista è MONDO ERRE. La rubrica si chiama Buon Notizia. Il cliente sono i Salesiani (cattolici, preti, non saprei dirvi altro. Non sono molto ferrato nella “dottrina”. Anzi per niente). Il target sono ragazzini; età: scuole medie. No cazzo non fa per me. Non riesco a cavarci un ragno dal fottuto buco. Tutto questo perbenismo, tutto questo “volemosebbene”, tutto questo politically correct e morally correct aggiungerei io, mi nausea. A me che piace scrivere (quelle poche volte che ci riesco) di personaggi stronzi, incasinati, nevrotici, altamente politically uncorrect come tutti siamo almeno un po’, mi tocca affrontare ’sta roba. Si mi espongo, anche se magari può dar fastidio a qualcuno, a chi magari mi conosce e casualmente passa di qua. A chi magari è coinvolto in questa cosa e gli/le capita di passare per FORTEECHIARO. Me ne dispiace, ma è così. Qui dico quello che ho voglia di dire. E adesso, con un foglio word bianco che piu bianco non si può, che mi frigge davanti agli occhi, ho voglia di dire che non fa per me.

Purtroppo però c’è la questione Euro. C’è la questione esperienza. C’è la questione team di sviluppo. Ho più volte chiesto: “sicuri che ci sia bisogno della mia sceneggiatura per sta roba?” e mi hanno più volte risposto: “assolutamente si!”

Cazzo.

Quindi non posso lasciare. No. Perchè un po’ di soldi in tasca (sempre che la cosa venga “promossa”) fanno sempre comodo (così come non ci sono più le mezze stagioni). Perchè lavorare su qualcosa di ostico e di mensile mi permette di mettermi alla prova, di fare esperienza. E perchè non posso lasciare in braghe di tela chi crede che il mio contributo sia essenziale.

In poche parole DEVO farlo… e buon lavoro! 


ACCIDIA

26 Settembre 2007

Ora che sono in stand by, finito MADADH, mi piacerebbe cominciare qualcosa delle mille cose che ho nella testa. Ma non riesco a farlo. Vorrei iniziare a schizzare o scrivere delle idee su un mio nuovo progetto, ma non so da che parte cominciare. Vorrei scrivere alcune pagine di uno pseudo-romanzo di fantascienza che sto provando a scrivere (più per divertimento che per reali “intenzioni editoriali”). Dovrei scrivere i profili dei personaggi di un lavoretto che mi è capitato tra lemani. Un lavoro infame della quale difficoltà di lavorazione per me magari parlerò in un post distinto, ma un lavoretto che può portare qualche euro e un po’ di esperienza.

Credo che tutto si possa riassumere in un’unica parola: accidia.

Accendo il mio Vaio con le mani che friggono pronte a tirare giù il mondo sul foglio elettronico di word, ma poi mi ritrovo a cazzeggiare sul web per una botta di tempo. O a scrivere su questo blog. Forse ho fatto male a cominciarlo. Sta diventando una macchina succhiatempo.

Per i pochi (molto pochi) che passano di qua: consigli per superare questa impasse, per piacere.


“SPINGA SIGNORA, SPINGA FORTE!”

25 Settembre 2007

Spedizione effettuata, questa mattina. E’ stato un parto. Si, e uno di quelli dolorosi anche. Non la spedizione in se, ma tutto quello che l’ha preceduta.

Appuntamento alle sei di ieri sera per ritirare la chiavetta USB con le scansioni fatte dai “signori della copisteria”. Giretto con la morosa e poi a casa per gustarsi le scansioni in scala di grigio a 300 dpi fatte da professionisti, con mezzi da professionisti.

Inserisco la chiavetta nella porta USB e con una certa soddisfazione sfoglio le scansioni nel visualizzatore di Windows. Sembra tutto ok. Allora provo una mega zoomata per valutare la bontà della risoluzione. Rotellina del mouse tutta su. BOOM! Una marea di pixel innonda il monitor per comporre e riprodurre i segni dell’inchiostro e le campiture di nero. “Porca puttana sono Bitmap!” Altro che scala di grigio. I professionisti, i “signori della copisteria” hanno cannato di brutto e io ero nella merda. 

Mi dimenavo virtualmente per le immagini dentro al monitor per cercare di fare qualcosa. Provo ad aprirle in Photoshop per cercare una soluzione e succede il finimondo. Un adattamento di qualche cazzo che ne so io dei pixel e l’immagine diventa stretta e alta, uno schifo. Addio cervello: la vista mi si annebbia e la rabba comincia a salire. Preso dal panico chiedo prezioso consulto via MSN al mio amico Max (paziente come un santo) e mi conferma che quelle non sono in Scala di grigio. Consiglio del saggio Max: vai in copisteria e fagli il culo. Questo è quello che ha interpretato il mio cervello incazzato, in realtà lui è stato molto più razionale e pacato di così.

Senza altro da fare mi rassegno alla mattinata successiva riordinando le idee su cosa dire ai “signori della copisteria” senza mangiarmeli vivi per avermi fatto posticipare di un giorno la spedizione che avevo fissato per oggi. Nello smanettare senza obiettivo, sperando in una misericordiosa mano dall’alto che trasformasse le immagini in scala di grigio, vedo un file .pdf colorare di rosso e bianco, il bianco del monitor a fianco dell’icona giallina della cartella con le immagini schifose. Nel .pdf c’erano tutte le immagini. In alta risoluzione. In scala di grigio. Apro il .pdf in Photoshop che mi permette di separare le immagini e di risalvarle in .tiff, in scala di grigio, a 300 dpi. Salvo. Ero salvo.

Questa mattina ho fatto il CD di MADADH con tutte le mie tavole dentro. Imbustato e spedito. Ora, visti i precedenti, c’è da sperare che arrivi e che quando arrivi sia tutto a posto… Uff. 


PRENDI LA TUA ROBA E CAMMINA

24 Settembre 2007

 

Tavole completate. Finish. End. FINE. Il pacchettino delle 22 è ora completo e si alza di un paio di centimetri dal tavolo. Soddisfazione. E’ stato come qualcosa di vivo, vederlo crescere, giorno dopo giorno. Da questa mattina l’ho lasciato da solo nelle mani dei “signori della copisteria” per le scansioni definitive in alta risoluzione. Tra poco andrò a ritirarlo. Non è la prima volta che porto delle tavole a scansionare, ma questa volta tutta la faccenda prende un significato diverso. Questa sera trasferirò i file in un cd e spedirò tutto domani mattina al mio sceneggiatore-editore.

E’ davvero concluso, si è chiusa un’epoca insieme a questo episodio di Madadh, un’epoca durata un anno, a rilento essendosi accavallato con la mia laurea. Si accumulavano piano piano, una sopra l’altra. Finalmente le mie tavole, da domani per la prima volta (per qualcosa di serio), prenderanno la loro strada, cammineranno da sole portando in giro un pezzettino di me.

Troppo romantico? Chissenefrega, è così.


ANSIA DA PRESTAZIONE

19 Settembre 2007

La prima pubblicazione. Quello che succederà a novembre a Lucca con MADADH sarà la mia prima pubblicazione e la mia prima partecipazione alla fiera “dall’altra parte dello stand”. E’ emozionante? Si, direi di si, credo che a 24 anni sia un buon risultato. Ma la mia fottuta insicurezza mi porta da un’altra parte. Mi guardo indietro, le tavole che ho fatto, e vorrei rifarle meglio. Meglio per me, perchè alla fine piacciono sia all’editore che allo sceneggiatore, quindi meglio di così. Ma in realtà dentro mi sento come se non meritassi il posto in quell’albo e quindi mi sale una grossa ansia da prestazione. Paura per le critiche degli eventuali lettori. Mi metto al tavolo e non combino un cazzo per ore, convinto che tanto quello che farò non sarà adeguato.

Per esorcizzare pubblico qui di seguito un paio di tavole. Chissà che vedendole in un posto diverso dal tavolo da disegno (prima che vengano stampate nel 17×24) non prendano una loro vita e mi dicano di stare tranquillo. Non la sto vivendo come dovrei.

TAVOLA_3  TAVOLA_20