
Poco dopo aver cominciato i corsi di fumetto a cui insegno, quelli partiti postumi verso i primi di aprile, abbiamo avuto subito una defezione. Un ragazzo si è spaventato (o forse non se lo aspettava) di una mia affermazione che ho bollato come categorica durante la prima lezione. L’affermazione è questa: “in questo corso non insegnamo a disegnare… Un corso di fumetto non è solo un corso di disegno, ma è un corso dove si impara a raccontare con le immagini.” Quel ragazzo evidentemente si era fatto l’idea che per imparare a disegnare un corso di fumetto era l’ideale, o quano meno un buon modo per farlo, perche fumetto=disegno.
Dopo questo evento sono rimasto turbato non poco. E mi sono quasi sentito di dover rivedere il programma che avevo in mente per quella classe: intendevo puntare più sulle tecniche narrative e sulla tavola piuttosto che sulla tecnica di disegno, visto che erano una clesse più grande (di età) rispetto a quella che ha iniziato ad ottobre. La defezione mi fa pensare non poco a certe concezioni che si hanno del fumetto. Soprattutto quando provo ad affrontare discorsi come per esempio la scrittura nel fumetto: ragazzi dai 14 ai 17 anni strabuzzano gli occhi a sapere che un fumetto è prima scritto e poi disegnato.
Proprio non entra che il fumetto è un modo per raccontare. Un modo per comunicare dove il disegno è SOLO un mezzo e non un fine. Dove è a narrare che bisogna imparare, non a fare disegnetti a matita su fogli volanti. Il fumetto è tavole a fumetti, dove c’è tutto il suo codice comunicativo. E solo facendo tavole, imaprando a come farle, a come raccontare nelle e tra le vignette, che si impara a far fumetti.
Ma evidentemente non è così facile da far entrare. Avrò avuto in due anni almeno una quarantina di ragazzi. E solo una classe era davvero interessata a far tavole. Una classe è di una decina di ragazzi. Tutti gli altri volevano sapere: “ma per fare un velociraptor come si fa? E l’occhio del velociraptor com’è fatto?”, oppure: “ma per disegnare la bocca aperta i denti come si vedono?”, oppure: “ma i muscoli dell’avambraccio sono tanti vero? Come si disegnano?” ecc.
Quello che cerco di far passare nelle mie classi è che non ce ne frega niente di come si disegnano i denti di una bocca o l’occhio di un velociraptor, ci sono le foto la documentazione per quello… intanto buttati, racconta, poi per quello c’è tempo, lo si impara con le foto, copiando studiando e studiandosi. E alla fine ’sti ragazzi si troveranno con una marea di fogli con schizzi buttati a caso e manco una tavola a fumetti… come risultato di un corso di fumetto e non di disegno.
27 Maggio 2008 alle 11:46 am |
Omioddio!
Mi dispiace per la sconfortante esperienza, ma si sapeva che è così che molti la pensano… anche se trovarne conferma è ogni volta doloroso (almeno per quanto mi riguarda però mi fa credere di poter fare qualcosa di buono in questo campo!)
Per quanto riguarda i corsi di fumetto io ti do ragione sulle priorità che intendi dare, nel poco tempo che hai a disposizione, ai tuoi allievi. L’ideale sarebbe si avere materie diverse all’interno dello stesso corso (disegno e sceneggiatura almeno), essendo il fumetto un linguaggio estremamente sfaccettato, che sfocino alla fine in una materia che tenda a porre tutte queste conoscenze di base in un’ottica unitaria di realizzazione del fumetto.
Ovviamente sarebbe un po’ come un corso universitario e mi rendo conto che non è facilmente praticabile. Avendo a disposizione un unico corso e dovendo selezionare gli elementi essenziali del fumetto è logico per chi ha un minimo di visione d’insieme del medium concentrarsi sull’aspetto narrativo e sequenziale. Per quanto riguarda il disegno è logicamente preferibile che l’allievo impari alcuni principi di inquadratura ed equilibrio per lasciare poi l’anatomia al continuo e infinito studio individuale.
Tuttavia chi cerca un corso di fumetto, soprattutto se giovane, per lo più vuole imparare a disegnare, e non mi sento di dire che abbia tutti i torti…
Io stesso a 15-16 anni volevo disegnare bene, e per quanto il mio fine ultimo fosse voler raccontare una storia, il fatto di non poterla rendere come mi sarebbe piaciuto faceva passare ogni aspetto narrativo in secondo piano.
Se ricordi anche tu, tra oscillazioni varie, hai avuto periodi in cui eri ossessionato dal disegno. E questo magari in parte era colpa del corso che si incentrava sul manichino e sull’anatomia, ma almeno per quanto mi riguarda credo sia un’esigenza primaria di chi si pone inizialmente nell’idea di voler “disegnare” un fumetto.
Mi rendo conto che è un problema non di facile soluzione.
) mi è venuta una specie di intuizione anche se ancora non so quanto felice: ho consigliato di fare ogni singolo disegno, che normalmente finirebbe su un foglio svolazzante come dici tu, su di una tavola, limitato da una vignetta. Il disegno successivo va fatto all’interno della vignetta successiva e così via. E’una cosa che io faccio fin da piccolo: improvviso una storia e quindi magari trascuro soggetto e sceneggiatura, tuttavia lavorando all’interno di vignette faccio esercizio di scelta di inquadratura e di impostazione di personaggi e sfondi e pian piano imparo ad equilibrare anche la tavola. Inoltre non avendo una storia prestabilita non mi annoio e posso sempre decidere di dare svolte narrative con elementi che di volta in volta ho voglia di disegnare. Ma comunque pian piano sviluppo un senso del ritmo e della narrazione, almeno del tipo che è sufficiente ad un disegnatore puro. In quest’ottica per te può essere poi più semplice dare indicazioni sui vari elementi, compreso come vada disegnata la singola posa anche a livello anatomico.
Nel mio piccolo, quando mi sono trovato a dover dare consigli a chi è alle prime armi (mi riferisco a una persona in particolare e tu dovresti sapere chi
27 Maggio 2008 alle 6:44 pm |
Grazie Ric per la risposta così argomentata, so che su questo punto con te sfondo una porta aperta e terrò in considerazione sicuramente le tue opinioni e i tuoi consigli.
Solo una cosa ci tengo a precisare: io non sono mai stato ossessionato dal disegno… disegno pochissimo in realtà e solo se ho qualcosa da raccontare o una sceneggiatura di qualcuno (come madadh). E’ veramente difficile che io disegni per disegnare (come fai tu con i tuoi schizzi ad esempio). Io ho bisogno di qualcosa da raccontare… ho bisogno delle tavole, è li che io trovo il divertimento…
Semmai in quel periodo a cui ti riferisci io avevo qualcuno (e sai bene chi) che mi ossessionava col disegno, che è diverso. Ero ossessionato dalla persona non dal disegno
In ogni caso adesso credo di aver trovato un modo per il prossimo anno con i ragazzi… vedremo cosa ne viene fuori.
10 Giugno 2008 alle 10:54 pm |
E pure io son restato un po’di stucco per la difficoltà di scrivere una storia. Perchè forse la difficoltà sta tutta lì. Anche nell’assusrda complicazione (forse solo per me) di raccontare una ‘’storia” o comunque qualcosa con più immagini invece che con una sola come son abituato.
Un caro saluto alberto. buona estate
11 Giugno 2008 alle 3:52 pm |
Ciao Luca,
felice di vederti qui su forteechiaro.
La difficoltà sta nel non aver niente da raccontare in realtà… ma se qualcosa c’è (e c’è sempre qualcosa) allora ci sono mille modi per farlo e quello su cui io ho insistito tanto a lezione è che il disegno è solo UNA delle tante maniere per farlo (anche la fotografia è un modo per raccontare per esempio).
Solo che c’è bisogno di un metodo, come per tutto, e io non ho avuto tempo e modo di spiegarvelo nel breve corso che abbiamo fatto lì da voi, anche perchè spesso è sottovalutato questo lato. E comunque è ovvio che il disegno è una parte su cui non si può prescindere se si fanno fumetti, ne è parte integrante, ma ancora una volta nel fumetto non c’è solo disegno, il disegno è il mezzo che il fumetto usa per raccontare… e torniamo sempre lì: alla base di tutto ci sta la narrazione, il raccontare, il “discorso”.
In ogni caso magari l’anno prossimo ci si rivede… noi saremo ancora al Polo e il corso prenderà tutta un’altra piega.
Ci sentiamo e buona estate anche a te. Passa di qui ogni tanto
)
(anche se aggiorno a-periodicamente
Ciao!
17 Luglio 2008 alle 1:06 pm |
Ciao Alberto,
credo di non poter far altro che farti le mie scuse, anche su questo.
Spero mi crederai se ti dico che non era davvero il mio proposito.
Complimenti per le tavole, davvero dei bei lavori.
In bocca al lupo per l’episodio, ciao.
17 Luglio 2008 alle 1:54 pm |
Ciao Max.
Piacere vederti da queste parti.
Ti mando una mail. Se ripassi di qua dai un occhio alla casella.